(Adnkronos) - Per Serena Brancale c’è un prima e un dopo Sanremo. Non per il nono posto – che lei vive come un segno, "mi ricorda Mia Martini e Giorgia" – ma per il gesto artistico che ha scelto di compiere: mostrarsi senza filtri. Con Qui con me ha rinunciato a scenografie, trucchi, effetti. Solo una storia d’amore tra una figlia e una madre che non c’è più. Il culmine è arrivato in finale, quando ha indossato l’abito della madre: una scelta divisiva, ma inevitabile. "Era suo, odorava di lei", dice Brancale, ospite del vodcast dell’Adnkronos. Quella nudità emotiva è diventata la chiave di ’Sacro’ - fuori oggi per Isola degli Artisti/Atlantic Records Italy/Warner Music Italy - il nuovo album che intreccia dialetto, soul, latin, jazz e pop. "Tengo insieme mondi diversi perché sono io il filo", dice. La prima traccia, ’Maria’, è una salsa dedicata alla madre: "Mi ha lasciato forza e un amore enorme per la musica latinoamericana". Brancale rivendica il Sud, con i suoi colori e i suoi cliché, e difende chi lo porta in scena, come Sal Da Vinci: "La competenza resta, la moda passa". Sul ritorno del dialetto è netta: "È internazionale, ti rende autentico". Dopo aver fatto la giudice in tv, ha una certezza: "Il talento non basta, serve carattere". Il suo percorso è fatto anche di no: quello di Simona Ventura a ’X Factor’ l’ha spinta a comprarsi una loop station e a ricominciare. Poi è arrivata ’Baccalà’, la hit che ha accorciato la distanza con il successo. "Per me sarà sempre un brano sacro", come lo sono "la cucina pugliese, il dialetto, la libertà di sperimentare nella musica". Il ’Sacro Tour’ partirà da Londra il 30 aprile fino ad arrivare nella sua Bari il 3 ottobre. "Aspettatevi una band molto più ricca di strumenti e di musicisti, poi ci sarà anche un corpo di ballo. Sarà una festa ma anche una dimensione intima". E tra un tour e la promozione sogna di aprire una scuola di canto: "La scuola della zia". Un’estate di nuove hit potrebbe essere dietro l’angolo. Lei sorride, non si sbilancia, e chiude cantando a cappella. Perché, alla fine, tutto torna lì: alla voce, alla verità, a quel "sacro" che Serena Brancale ha deciso di non nascondere più.
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